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Domande frequenti

La resina epossidica ha un'adesione superiore (funziona anche su superfici non perfettamente pulite), non ritira durante la cura, è impermeabile all'acqua una volta indurita e può essere applicata in strati multipli senza il problema dello styrene. È la scelta obbligata per riparazioni strutturali, osmosi e laminazione. La resina poliestere è meno costosa e di più facile lavorazione, ma ritira leggermente durante la cura (rischio di tensioni residue), ha adesione inferiore e a lungo contatto con l'acqua diventa leggermente permeabile. È adatta per riparazioni cosmetiche e finitura, non per strutture portanti o zone sotto il galleggiamento.
Procedura per riparazioni superficiali (gelcoat e primo strato): 1) Rimuovere il materiale compromesso fino a raggiungere la vetroresina sana, smussando i bordi a 45°; 2) Sgrassare con acetone; 3) Applicare tessuto in fibra di vetro impregnato di resina epossidica in strati progressivi (ogni strato deve asciugare a verde prima del successivo); 4) Livellare con stucco epossidico; 5) Carteggiare a umido partendo da carta 80 fino a 400; 6) Applicare gelcoat o vernice di finitura. Per riparazioni strutturali (buco passante) o sotto la linea di galleggiamento, consultare un cantiere specializzato.
L'osmosi è un fenomeno di degradazione che colpisce gli scafi in vetroresina immersi in acqua per lunghi periodi: l'acqua penetra attraverso la gelcoat e reagisce con i sali presenti nella vetroresina, formando una soluzione acida che crea bolle (vesciche) sotto la gelcoat. Le cause principali sono una gelcoat di scarsa qualità o un'insufficiente protezione epossidica sotto il galleggiamento. Il trattamento consiste in: alaggio della barca, apertura e pulizia di tutte le vesciche, asciugatura della carena per 6–12 mesi, applicazione di 5–7 mani di primer epossidico barriera, poi antivegetativa. È un lavoro lungo e costoso ma necessario per fermare il degrado strutturale.
Lo stucco poliestere (tipo Isomat o equivalente) si usa per livellare imperfezioni superficiali prima della verniciatura. Si mescola con il catalizzatore (perossido di benzoile) in proporzione 2–3% su peso. Stendere rapidamente (pot life di 3–5 minuti) con una spatola flessibile in strati sottili (massimo 3–4 mm per strato). Lasciare indurire completamente prima di carteggiare. Lo stucco poliestere non va usato sotto la linea di galleggiamento (si gonfia con l'umidità) né su superfici in metallo o legno senza primer dedicato. Per le riparazioni strutturali è troppo fragile: usare sempre resina epossidica con rinforzo in fibra.
Le resine epossidiche e poliestere contengono componenti irritanti e potenzialmente sensibilizzanti. I DPI minimi obbligatori sono: guanti in nitrile spessi (non in lattice, che non protegge dalle resine epossidiche), mascherina FFP2 o respiratore con filtri per vapori organici, occhiali di protezione chiusi, tuta o abiti da lavoro a maniche lunghe. Lavorare sempre in ambiente ventilato o all'aria aperta. Lo styrene delle resine poliestere ha un odore forte e può causare problemi respiratori con esposizione prolungata. La sensibilizzazione all'epossidica è permanente: chi sviluppa allergia non può più lavorare con questo materiale.
Abbinare perfettamente il colore della gelcoat è una delle operazioni più difficili nel repair nautico. I produttori di barche vendono spesso la gelcoat originale con il numero RAL o il codice colore specifico del modello e dell'anno: contattare il costruttore o un dealer autorizzato. Se il codice non è disponibile, portare un campione della gelcoat originale (ritagliato da una zona nascosta) a un rivenditore specializzato per la miscelazione colorimetrica. Ricordare che la gelcoat invecchia e si ossida nel tempo: anche con il colore esatto, un ritocco su gelcoat vecchia di anni sarà sempre leggermente visibile. Carteggiare e lucidare la zona più ampia possibile intorno al ritocco per uniformare la superficie.
Una calca è una zona dello scafo in vetroresina che ha subito un impatto senza rompersi visibilmente ma con danni interni al laminato: si riconosce dal suono 'sordo' quando si bussa sulla zona (invece del suono squillante della vetroresina sana) e spesso da una leggera deformazione visibile. Per la riparazione: individuare l'estensione del danno con percussione sistematica, forare leggermente la zona per iniettare resina epossidica a bassa viscosità (o resina vinilestere) con una siringa, chiudere i fori, applicare pressione uniforme e lasciare polimerizzare. Per danni estesi o strutturali, la riparazione richiede un cantiere specializzato con attrezzatura per la laminazione sotto vuoto.
I materiali di rinforzo più usati in ordine di resistenza crescente: tessuto di vetro biassiale (economico, buona resistenza, facile da laminare), tessuto woven roving (più spesso e resistente, per strati strutturali), mat di fibra di vetro (fibre corte, per riempimento e primer), e fibra di carbonio (massima resistenza e rigidità, più costosa e complessa da laminare). Per riparazioni standard su scafi da diporto, il tessuto biassiale in 300–450 g/m² impregnato con resina epossidica è il materiale di riferimento. Il numero di strati dipende dallo spessore originale dello scafo nella zona da riparare: replicare l'originale strato per strato è la procedura corretta.
Un barattolo di resina con il suo catalizzatore e un barattolo di stucco bianco aperto con una spatola di metallo sporca di prodotto.

Resine e Stucchi

I componenti chimici essenziali per ogni riparazione strutturale o estetica. Scegli la resina giusta: poliestere (standard, economica, facile da usare) per la stratificazione generale, o epossidica (ad alta adesione, impermeabile) per interventi strutturali e trattamenti anti-osmosi. La sezione include stucchi marini (in pasta o epossidici) per rasare superfici, riempire buchi e gelcoat filler per ritoccare graffi bianchi sulla carrozzeria.